Le mie impressioni sui MONDIALI DI CICLISMO

da Francesco Moser a oggi


Clic qui e qui per vedere alcune foto del Mondiale di Mendrisio 2009

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Bergen (Norvegia) 2017:

Sagan (Slovacchia)

Terzo Mondiale consecutivo con percorso non difficile e terza vittoria di uno stesso atleta, fatto mai accaduto prima. Il campione è Peter Sagan che sfrutta i percorsi non proibitivi ma, come ha sottolineato qualcuno, corre quasi senza squadra.
In Norvegia il percorso è facile: c'è molta discesa per recuperare dopo una salita non particolarmente impegnativa. A lungo, come spesso succede, vanno via fughe di corridori non famosi. La corsa entra nel vivo all'inizio del penultimo giro quando in salita attacca l'olandese Tom Dumoulin, che quest'anno ha vinto il Giro d'Italia. Ma intanto è appena accaduto un fatto che riguarda la squadra italiana: Moscon, coinvolto in una caduta, pare si sia fatto trainare un pò troppo dall'ammiraglia e pertanto a fine gara sarà tolto dall'ordine d'arrivo.
All'ultimo giro, dopo alcuni scatti di vari atleti, il giovane francese Alaphilippe stacca tutti tranne il nostro Moscon. I due proseguono in fuga per alcuni km, poi a 4 km dall'arrivo Alaphilippe stacca l'italiano. E qui la regia internazionale perde la corsa, le uniche telecamere in funzione sono quelle fisse all'ultimo km. E così, mentre davanti alla tv si aspetta un francese, sbuca in testa un colombiano. Questi viene ripreso nel rettilineo finale dove Peter Sagan fa valere la sua classe nelle volate superando, anche se per pochi cm, il campione di casa Alexander Kristoff. Il nostro Trentin, reduce da 4 volate vinte al Giro di Spagna, arriva quarto.

Doha (Quatar) 2016:

Sagan (Slovacchia)

Questo Mondiale non l'ho seguito perché mi trovavo in viaggio in Australia ma poiché si è corso su un percorso completamente pianeggiante e ai limiti del deserto non l'avrei visto comunque.

Richmond (USA) 2015:

Sagan (Slovacchia)

Nei giorni immediatamente precedenti la corsa, leggendo un importante quotidiano italiano mi faccio l'idea che il favorito sia Peter Sagan. Lo slovacco è forte in volata e capace di scattare sulle salite brevi. Il circuito è in buona parte cittadino con tre strappi in salita e un breve tratto in pavé.
Succede tutto nell'ultimo giro quando Sagan stacca tutti su uno dei "muri" e si presenta solo sul traguardo. Gli italiani? Fanno la loro parte nel controllare la corsa ma nel finale non incidono, né con Nibali, né con Ulissi né con gli altri.

Ponferrada (Spagna) 2014:

Kwiatkowski (Polonia)

Mondiale piuttosto soporifero, il percorso non aiuta a dare battaglia presentando soltanto due salitelle. Si corre nel nord-ovest della Spagna e infatti il tempo è ben poco mediterraneo: nuvoloso e un pò di pioggia.
Quest'anno un italiano è tornato a vincere il Tour de France: si tratta di Vincenzo Nibali ed è lui la nostra "punta", su un percorso che però non lo favorisce.
Dopo una fuga che vede anche Visconti e Giampaolo Caruso, durante il penultimo giro vanno via in quattro: il nostro De Marchi, il francese Gautier, il danese Andersen e il bielorusso Kyrienka, per me il più noto del quartetto. All'inizio dell'ultimo giro il vantaggio è rispettabile, quasi un minuto, ma in pochi credono che la fuga possa andare all'arrivo.
Decisione all'ultimo giro, come spesso avviene. Il polacco Kwiatkowski, detto per comodità "Kiato", sulla prima salitella evade dal gruppo e raggiunge i quattro fuggitivi, che stacca poi sulla seconda salitella. Sul traguardo si presenta con un piccolo ma decisivo secondo sull'australiano Gerrans e su Valverde, da anni medagliato al Mondiale che però non riesce a vincere.

Firenze (Italia) 2013:

Rui Costa (Portogallo)

La Toscana meritava una giornata migliore per il suo mondiale e non un tempo piovoso per quasi tutta la gara. Nonostante questo vedo abbastanza persone lungo il percorso.
Gli italiani puntano su Nibali, che ha vinto il Giro ma non ancora una "classica". Negli ultimi due giri la pioggia cessa ed esce perfino qualche occhiata di sole. Purtroppo però, con la strada ancora bagnata, Nibali cade. Nonostante questo infortunio, nell'ultimo giro il siciliano è davanti a dare battaglia con i migliori e si invola sulla salita di Fiesole assieme allo spagnolo Joaquim Rodriguez. Quando quest'ultimo rilancia l'attacco sembra fatta per lui, anche perché Nibali paga lo sforzo fatto per rientrare dopo la caduta. Ma dietro avanzano due temibili avversari: l'altro spagnolo Valverde e il suo compagno di squadra di club Rui Costa, portoghese che quest'anno ha vinto di due tappe al Tour. E' Rui Costa ad agganciare Rodriguez, che si vede raggiunto a pochi km dal traguardo da un corridore che sa di non poter battere in volata. Ed è infatti Rui Costa che vince lo sprint a due per il titolo, primo portoghese a riuscire nell'impresa, mentre Valverde arriva davanti a Nibali per il terzo posto.

Valkenburg (Olanda) 2012:

Gilbert (Belgio)

Secondo me ha vinto il migliore nelle corse in linea. Anche se quest'anno non aveva colto alcuna vittoria importante, si era fatto un nome vincendo diverse "classiche" negli anni precedenti e secondo me avrebbe meritato il mondiale due anni fa.
Gilbert ha operato l'azione decisiva all'ultimo passaggio sulla salita del Cauberg e si è presentato solo al traguardo con pochi secondi di vantaggio sul norvegese Boasson Hagen e sullo spagnolo Valverde.
Per gli italiani da segnalare alcuni tentavi di fuga di Vincenzo Nibali, ma tutte le volte che si corre qui il nostro mondiale finisce male.

Copenaghen (Danimarca) 2011:

Cavendish (Gran Bretagna)

Non ricordo qualcosa da segnalare in questo mondiale. Con un circuito piatto soltanto un grosso imprevisto poteva impedire la vittoria del miglior velocista del momento: l'inglese Mark Cavendish.

Geelong (Australia) 2010:

Hushovd (Norvegia)

Dopo due Mondiali vissuti sul percorso, questo non potevo che guardarmelo in televisione.
Il percorso non è proprio piatto ma alterna tratti veloci a due salite. Alla vigilia i giornali principali puntano sul belga Gilbert, molto in forma e recentemente vittorioso in corse importanti. La squadra italiana è guidata da Bettini, dopo la drammatica scomparsa di Ballerini in febbraio, e punta su Filippo Pozzato.
Dopo una fuga con Nibali, quel che resta del gruppo si presenta compatto a due giri dalla fine. Su ogni salita si susseguono scatti e uno dei più attivi è proprio il campione uscente e idolo di casa: Cadel Evans. Ma gli australiani, come si vedrà, hanno anche un velocista da giocare nel finale: Davis. Quando però all'ultimo giro Gilbert scatta e fa il vuoto sembra avere la vittoria in tasca. A fermarlo è il vento contrario, troppo per un corridore solo, e la distanza tra l'ultima collina e il traguardo. Il gruppo rinviene su di lui e il norvegese Hushovd, buon corridore che è stato tranquillo tutta la corsa, vince nettamente allo sprint sul danese Breschel (uno che recentemente ha sempre fatto bene al Mondiale) e Davis. Pozzato è quarto.

Mendrisio (Svizzera) 2009:

Evans (Australia)

Anche a questo Mondiale ho assistito dal vivo e anche quest'anno, come l'anno prima, il circuito presenta due salite: Acqafresca all'inizio e la Torretta di Novazzano vicino all'arrivo.
E come l'anno scorso va subito via una fuga con corridori di secondo piano. Il gruppo lascia fare ma al 12o giro mi passa davanti Bruseghin che guida l'inseguimento con maggior decisione.

Al 13o giro vedo che si sono sganciati altri due gruppi: uno con Ballan e Paolini, l'altro con Scarponi e Visconti. I due gruppi si congiungono al giro seguente e poi nel corso del 15o assorbono la fuga del mattino.

Mentre si corre il 16o e quart'ultimo giro il gruppo ha rallentato e i fuggitivi hanno circa due minuti di vantaggio a Novazzano, Comincio a pensare che sia la fuga decisiva, scopro che c'è anche il velocista belga Tom Boonen e lo eleggo a mio favorito.
Ma dopo il passaggio al 17o giro, che non cambia molto le cose, nel corso del 18o e penultimo cambia tutto. La squadra australiana si è impegnata per favorire Cadel Evans, gli italiani puntano maggiormente su Cunego. Inoltre Cancellara, corridore di casa e vincitore della gara a cronometro, è scattato in discesa facendo selezione. Sulla salita di Novazzano c'è ora un nuovo gruppo di testa con Cunego, Basso, Pozzato, Evans, Cancellara, Gilbert (Bel), Kolobnev (Russia) e i temibili spagnoli tra cui spicca Valverde. Ha invece perso contatto Boonen.
Nell'ultimo giro prima si arrende Ballan, poi alla base della salita di Novazzano c'è l'azione decisiva. Cadel Evans, che vive qui vicino, stacca tutti ed è vanamente inseguito da vari gruppetti: dopo di lui transitano Kolobnev e lo spagnolo Rodriguez, poi il gruppetto di Cunego, Cancellara, Gilbert e Valverde poi altri gruppetti con Basso e Pozzato.
Sul traguardo Evans arriva solo metre Kolobnev intasca un altro secondo posto davanti e Rodriguez. Evans è il primo australiano a conquistare questa maglia iridata.



Varese (Italia) 2008:

Ballan (Italia)

Questo è il primo Mondiale a cui ho assistito dal vivo.
La vigilia è animata dalla conferenza stampa in cui Bettini annuncia il suo ritiro dopo la corsa.
Il circuito presenta due salite: il Montello (più breve) all'inizio e i Ronchi nella seconda parte.
I primi giri sono caratterizzati da una fuga di tre corridori: sono R.Ochoa (Vzl), Poos (Lux) e Chuzhda (Ukr). Il gruppo lascia fare ed essi raggiungono un vantaggio anche superiore ai 15 minuti.

Al decimo giro gli italiani si vedono spesso in testa al gruppo e il vantaggio dei fuggitivi diminuisce.

Nel finale, terminata la fuga, si susseguono gli scatti e tra i più attivi ci sono Bettini, marcatissimo dagli spagnoli, Rebellin e Ballan. Si arriva all'ultimo giro con una quindicina di corridori davanti ma tra essi non ci sono nè Bettini nè gli spagnoli più quotati (Freire e Valverde). Ballan prova alcuni scatti, quello decisivo è a 3 km dal traguardo. Davanti a noi, a due km dall'arrivo, passano nell'ordine: Ballan, poi un gruppetto tirato dal danese Breschel (che si dice forte in volata) con Cunego e Rebellin in posizione d'attesa, poi il gruppetto con alcuni belgi, poi alcuni corridori sparsi (Cozza/USA, Bertogliati/Svi, Moinard/Fra e altri). Quando passa il gruppo con Bettini, Zabel, Freire, Valverde e Boonen ormai sono passati circa 4 minuti e Ballan ha già vinto. Per il secondo posto Cunego la spunta sul danese Breschel, Rebellin finisce quarto.


Yvoir (Belgio) 1975 :

Kuiper (Olanda)

I padroni di casa aspettano Merckx, campione uscente e vincitore di tutto quello che c'era da vincere. Ma il grande Eddy è costretto ad inseguire per una caduta. Gli italiani puntano su Francesco Moser. L’olandese Kuiper sorprende tutti e vince in solitaria. Un molto arrabbiato De Vlaeminck vince la volata dei battuti.

Ostuni (Italia) 1976:

Maertens (Belgio)

Il mondiale parte con due favoriti su tutti: Francesco Moser e Freddy Maertens. Nel finale vanno in fuga Moser e Zoetemelk, poi s'accodano Maertens e Conti. Nell'ultima discesa Maertens e Moser restano soli in testa e in volata Maertens supera Moser.

San Cristobal (Venezuela) 1977:

Moser (Italia)

Moser va ancora i fuga nel finale, stavolta a ruota c'è il tedesco Thurau. In volata il trentino parte in testa e Thurau non riesce a rimontare: dà per un attimo l'impressione di potercela fare ma poi cede di schianto. Terzo Bitossi.

Nugburgring (Germania Ovest) 1978:

Knetemann (Olanda)

Bernard Hinault, nuovo idolo dei francesi dopo la vittoria nel Tour, fa la corsa e va in fuga con Saronni e Knetemann. Saronni resta passivo: sta agli ordini per favorire Moser. Knetemann non tira un metro. La fuga buona la promuove ancora Moser all'ultimo giro e gli resiste solo Knetemann. Sembra fatta per il corridore trentino ma sul traguardo l'olandese lo supera con un colpo di reni.

Valkenburg (Olanda) 1979:

Raas (Olanda)

Saronni stavolta parte capitano assieme a Moser ma entrambi deludono. Il mondiale lo "deve" vincere l'idolo di casa, Jan Raas. Va via una fuga dove Lubberding si sacrifica per il compagno di squadra. L'unico italiano presente è Battaglin. Il vicentino non è certo un velocista ma è in un grande momento di forma e viene fatto cadere in volata. Primo Raas, secondo Thurau.

Sallanches (Francia) 1980:

Hinault (Francia)

I francesi aspettano Hinault e il loro campione non li delude. Il bretone conduce una corsa di testa fin dal primo giro. Alla fine gli resiste solo G.B.Baronchelli ma anche lui si deve arrendere nel finale, conquistando però un ottimo secondo posto.

Praga (Cecoslovacchia) 1981:

Maertens (Belgio)

Tutti marcano Hinault, il mondiale si conclude in volata. Freddy Maertens, tornato alle corse dopo un primo ritiro, brucia Saronni e Hinault. Saronni e Moser polemizzano su come è stata condotta la volata.

Goodwood (Gran Bretagna) 1982:

Saronni (Italia)

Uno scatto bruciante nel finale e il lombardo si presenta solo sul traguardo iridato, dopo aver superato di slancio lo statunitense Greg Lemond. Devo ringraziare soprattutto Moser, riconosce Saronni. Grande prova di Chinetti.

Altenrhein (Svizzera) 1983:

Lemond (USA)

Lo statunitense Greg Lemond promuove una fuga a quattro che comprende anche il nostro Moreno Argentin. Qualcuno dice: è fatta, con il suo spunto il giovane veneto li batte tutti. Ma Lemond scatta ancora e va a vincere in solitudine.

Barcellona (Spagna) 1984:

Criquelion (Belgio)

Moser, Fignon e Kelly sono stati i tre protagonisti della stagione, in corse e momenti diversi. Ma oggi non sono in giornata. Il belga Claude Criquelion, che fino ad allora vantava solo qualche piazzamento al Tour, indovina la fuga e arriva solo al traguardo. Claudio Corti giunge secondo.

Montello (Italia) 1985:

Zoetemelk (Olanda)

Il circuito è piuttosto facile e veloce, Argentin e Lemond vanno fortissimo ma nessuno riesce a staccare l’altro. Nonno Zoetemelk, 39 anni, scattato nel finale per tirare la volata al connazionale Van der Poel, si ritrova solo, insiste e difende il vantaggio. Secondo Lemond, terzo Argentin.

Colorado Springs (USA) 1986:

Argentin (Italia)

Questa volta il corridore veneto si presenta come gran favorito e non si smentisce. Entra nella fuga giusta quando mancano ancora diversi chilometri al traguardo. Strada facendo semina tutti gli avversari tranne il francese Mottet, che viene facilmente regolato in volata. Terzo Saronni.

Villach (Austria) 1987:

Roche (Irlanda)

Argentin sembra in grado di ripetersi quando al penultimo giro va in fuga con l’olandese Van Vliet. Ma con l’arrivo d'altri due corridori la fuga non va in porto. All’ultimo chilometro scatta Roche, che quest’anno ha vinto Giro e Tour, come appoggio per il connazionale Sean Kelly. Trovatosi solo, Roche insiste e vince. Secondo Argentin davanti a Kelly.

Renaix (Belgio) 1988:

Fondriest (Italia)

Il Mondiale si decide all’ultimo giro quando scatta Criquelion. L’iridato del 1984 nel frattempo ha vinto diverse corse ed è il più in forma dei belgi. L’unico pronto a rispondere è il nostro Maurizio Fondriest. Nel finale rinviene anche il canadese Steve Bauer. Proprio il questi fa cadere Criquelion in volata finendo anch’egli a terra. Fondriest vince a sorpresa, Criquelion porterà Bauer in tribunale.

Chambery (Francia) 1989:

Lemond (USA)

I francesi tifano Fignon e il professore ci prova quando parte all’ultimo chilometro. Ma il gruppetto dei migliori lo riprende e si gioca il Mondiale. Greg Lemond brucia il russo Konychev e Sean Kelly. Un mondiale con poca gloria per gli italiani, che hanno Bugno ottavo.

Utsonomya (Giappone) 1990:

Dhanens (Belgio)

Fuga di quindici corridori con tre italiani: Ballerini, Cassani e Cenghialta. Ma la squadra azzurra riporta tutti sotto per favorire Bugno. Questi non scatta per non trascinare a ruota Lemond. Scattano invece due belgi, Dhanens e Dirk De Wolf e alla fine il capitano designato vince. Bugno terzo. Il nuovo campione non riuscirà a vincere corse importanti. Qualche anno dopo morirà in un incidente automobilistico.

Stoccarda (Germania) 1991:

Bugno (Italia)

Stavolta il Mondiale si annuncia come un derby tra Bugno e Argentin. Il veneto si ritira per una caduta. La corsa sembra decisa quando partono Fondriest e il francese Madiot, ma la squadra olandese ricuce lo strappo per favorire Rooks. Scatto di Bugno con a ruota Rooks e Miguel Indurain. La volata viene vinta dal monzese, che regala un brivido per aver alzato le braccia troppo presto.

Benidorm (Spagna) 1992:

Bugno (Italia)

Sembra incredibile ma Bugno in un anno non ha vinto una corsa. Chiappucci vuole i gradi di capitano. Il pubblico di casa aspetta Indurain, dominatore del Tour. Il navarro ci prova e promuove una fuga con Chiappucci, Jalabert e Rominger. La corsa sembra decisa ma la fuga rientra. Di nuovo Indurain promuove la selezione: resiste Bugno ma non Chiappucci. In volata Bugno vince su Jalabert.

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Oslo (Norvegia) 1993:

Armstrong (USA)

Il favorito della vigilia è Fondriest, reduce da una stagione di successi ed in gran forma. Ma all’ultimo giro, quando scatta Armstrong, il trentino non è pronto a rispondere. Il giovane statunitense va a vincere in solitudine, per il secondo posto Indurain batte i velocisti. Fondriest è quinto.

Agrigento (Italia) 1994:

Leblanc (Francia)

C’è grande attesa per una vittoria italiana, ma nel finale resistono soltanto Chiappucci e Ghirotto. El Diablo, stretto nella morsa dei due francesi Leblanc e Virenque, deve accontentarsi del secondo posto. Leblanc, uomo da tappe di montagna, sfrutta benissimo un circuito impegnativo.

Duitama (Colombia) 1995:

Olano (Spagna)

Circuito durissimo, reso più impegnativo dall’altitudine. Gli italiani sperano in Pantani, tutti aspettano Indurain che per la quinta volta ha vinto il Tour. Ma quando scatta Olano, il re del Tour non rincorre un suo connazionale. Olano è il primo spagnolo a vincere un Mondiale, secondo Indurain, terzo Pantani, quarto lo svizzero Gianetti.

Lugano (Svizzera) 1996:

Museeuw (Belgio)

Una settimana prima del Mondiale, Museeuw dichiara che correrà per fare un piacere a Merckx, (il commissario tecnico del Belgio) altrimenti smetterebbe anche subito. Invece entra nella fuga buona, a 60 Km. dall’arrivo, e nel finale si ritrova solo con il ticinese Gianetti. Vani gli sforzi di Tafi per recuperare. Il belga vince facilmente la volata davanti al corridore di casa, terzo Michele Bartoli, quarto Axel Merckx.

San Sebastian (Spagna) 1997:

Brochard (Francia)

Il circuito e’ facile e molti aspettano il volatone. Invece esce una corsa combattuta con scatti e controscatti. A due giri dalla fine Tafi cade e resta fuori dai primi, Bartoli viene coinvolto nella caduta e costretto ad inseguire. Alla fine i piu’ forti si controllano e cio’ favorisce la fuga di corridori di secondo piano. Vince Brochard davanti al danese Hamburger e all’olandese Van Bondt.

Valkenburg (Olanda) 1998:

Camendzind (Svizzera)

Questa volta le cose sembrano mettersi bene per noi, con Bartoli e Tafi nel gruppo di testa a due giri dalla fine. Invece sotto la pioggia la spunta lo svizzero Oskar Camendzind, che arriva in solitaria davanti a belgi e olandesi, giovandosi anche della collaborazione del connazionale Aebersold.

Verona (Italia) 1999:

Freire Gomez (Spagna)

Già in primavera Bartoli e Pantani cominciano a rivendicare il ruolo di capitano. Ma a giugno vanno ko entrambi: il toscano per una brutta rottura della rotula e il romagnolo per la nota vicenda dell’ematocrito. Si arriva alla corsa privi dei nostri due uomini migliori. Tafi attacca ripetutamente, Rebellin cade e si frattura due costole, il belga Vandenbroucke, dato tra i favoriti, si rompe un polso ma continua. All’ultimo giro Ullrich non riesce a fare selezione. Tenta ancora Camendzind ma ai 500 metri il giovane spagnolo Oscar Freire Gomez sorprende tutti e vince.

Plouay (Francia) 2000:

Vainsteins (Lituania)

In Bretagna circuito facile. L’Italia si presenta con Bartoli capitano unico. Una fuga con Di Luca prende un grande vantaggio ma i polacchi riportano sotto il gruppo. Bartoli piazza due scatti senza fare selezione, poi si lascia prendere dal nervosismo. Ci prova Casagrande ma è ripreso all’ultimo chilometro. Parte Tchmil ma negli ultimi metri escono i velocisti. Vainsteins brucia il polacco Spruch, terzo Freire, quarto Bartoli. Questi prima polemizza con Bettini, accusandolo di non avergli tirato la volata, poi tutto si ricompone.

Lisbona (Portogallo) 2001:

Freire Gomez (Spagna)

Il tedesco Ullrich è il favorito: è in gran forma ed ha appena vinto il mondiale a cronometro. Vanno in fuga Bettini e Di Luca, può essere la fuga buona ma non ha successo. Sull’ultima salita scatta Simoni, vincitore del Giro d’Italia. Sembra fatta perché gli altri si controllano. Ma poi il gruppo reagisce e anche il nostro Lanfranchi si mette a tirare. Simoni viene raggiunto in discesa e si arriva alla volata. Freire Gomez la spunta ancora, secondo Bettini. Il mondiale degli Italiani finisce in polemica.

Zolder (Belgio) 2002:

Cipollini (Italia)

Finalmente dopo 10 anni vinciamo noi! In Belgio il circuito è quasi piatto, fin da primavera si parla di Cipollini come favorito. Il toscano, dopo aver vinto la Sanremo e annunciato il ritiro dopo il Giro, torna alla grande al giro di Spagna.
Il C.T. Franco Ballerini costruisce la squadra per lui, convocando i suoi fedeli gregari e lasciando a casa possibili punte. La corsa conferma il pronostico: tutti i tentativi di fuga vengono puntualmente rintuzzati e nel rettilineo finale Cipollini stronca la resistenza dell'australiano McEwen e del forte tedesco Zabel.



Hamilton (Canada) 2003:

Astar Loa (Spagna)

Cipollini rinuncia, fuori forma da tempo dopo una caduta al Giro d'Italia. Anche quest'anno la nostra nazionale ha un capitano unico: Paolo Bettini, che ha appena vinto la Coppa del Mondo centrando tre successi, tra cui la Milano-Sanremo. Circuito sulle tangenziali, con un paio di salite, ma mondiale soporifero fino all'ultimo giro. Qui scatta il belga van Petegem e si porta dietro un gruppetto con Bettini, Hamburger (Dan), Boogerd (NL), Astar Loa. Lo scatto che aspettiamo da Bettini lo piazza invece Igor Astar Loa che va a vincere in solitudine davanti al connazionale Valverde e a Van Petegem, quarto Bettini. Poi Bettini dirà di aver pensato che Astar Loa si fosse eliminato scattando da solo controvento e di aver fatto il furbo non andando subito a inseguirlo per non portare sotto anche gli altri.

Verona (Italia) 2004:

Freire Gomez (Spagna)

Dopo 5 anni si torna a Verona e sul traguardo di Porta Nuova vince ancora lui: Oscar Freire Gomez. Ma se allora era uno sconosciuto, oggi era tra i massimi favoriti. Soltanto il nostro Cunego prova a metterlo in difficoltà scattando sull'ultima salita. Ma lo stesso Freire si muove all'inseguimento per poi vincere in volata sul gruppetto dei migliori.

Madrid (Spagna) 2005:

Boonen (Belgio)

L'Italia si presenta al Mondiale con due punte : il velocista Petacchi, strepitoso questa stagione, e il solito Paolo Bettini. Nel caso di arrivo in volata toccherà a Petacchi provare a vincere, prima Bettini giocherà le sue carte.
La corsa non è emozionante. La fuga di Boogerd, Vinokurov e Bettini finisce a 3 km dal traguardo. All'ultimo km sono in testa in 6, tra cui Bettini, mentre Petacchi è rimasto attardato sull'ultima salita. Forcing dei belgi e ai 600 metri finali il gruppo piomba sui primi. Tom Boonen, ottimo velocista, piazza lo spunto e supera tutti.

Salisburgo (Austria) 2006:

Bettini (Italia)

Dopo la vittoria nel Mondiale di calcio per l'Italia arriva anche la maglia iridata del Mondiale di ciclismo, come nel 1982.
A Salisburgo il circuito non è difficile, la salita è impegnativa ma scollina a 9 km dal traguardo. Dopo una lunga fuga, che vede la partecipazione di atleti italiani, la corsa si infiamma negli ultimi giri dove si susseguono numerosi scatti. Tra gli attaccanti più attivi c'è Paolo Bettini. All'ultimo giro sono rimasti davanti circa 50 corridori. A pochi km dal traguardo è Rebellin che prova a scappare. Poi all'ultimo km lo spagnolo Sanchez porta fuori dal gruppo il connazionale Valverde ma Bettini e Zabel sono lesti a unirsi ai due iberici. La volata se la giocano in quattro: Zabel parte lungo ma negli ultimi metri Bettini lo affianca e lo supera di mezza bicicletta.

Stoccarda (Germania) 2007:

Bettini (Italia)

Il circuito è un pò ondulato e non difficile ed è completamente diverso da quello su cui vinse Bugno nel 1991.
La squadra italiana piazza tre uomini in una fuga a metà gara ma come spesso succede i giri dcisivi sono gli ultimi. Al penultimo vanno in fuga Rebellin e il russo Kolobnev raggiungendo un vantaggio di circa 20 secondi. A metà dell'ultimo giro i due sono ripresi ma di nuovo Rebellin forza l'andatura. Bettini opera alcuni scatti e uno di essi, a 9 km dal traguardo, si rivela decisivo. Con lui ci sono Kolobnev, il tedesco Schumacher, il lussemburghese Schleck e l'australiano Evans. In volata l'italiano rimonta Kolobnev e vince nettamente lasciando indietro il russo e gli altri nell'ordine indicato. Rebellin giunge sesto.



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