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Tre gite in Val Zebrù; Alta Valtellina, gruppo Ortles - Cevedale


Con le racchette da neve alla Baita del Pastore.

Il 7 dicembre 2005 visito ancora la Val Zebrù, stavolta com le racchette da neve. Sono in compagnia di due amici: Enrico e Silvia.
La nevicata recente non è stata abbondante ma proprio per questo sono escluse pericolose valanghe. Il nostro progetto è di percorrere la stradina di fondovalle fino alla Baita del Pastore. Questo itinerario prevede soltanto 600 metri di dislivello ma è lungo circa 8-9 km.
Oggi è Sant'Ambrogio, giorno festivo per chi lavora a Milano, ma comunque durante tutta la gita non abbiamo incontrato alcuna persona ma soltanto animali selvatici.

Arrivando alla Baita del Pastore Alle Baite di Campo di Fuori A quota 1800 sotto le baite Zebrù di fuori

Partiamo dalla pianura molto presto e iniziamo la gita prima delle otto del mattino. Dopo pochi minuti avvistiamo già alcuni cervi, tra cui un maschio, nei boschi appena sopra la strada tra Niblogo e il ponte di Peceneccio. All'altezza del ristoro Zebrù calziamo le racchette e, terminato il primo tratto di salita, dove la strada spiana avvistiamo alcuni camosci tra i canaloni sul lato destro idrografico della valle.
Superato il ponte e i due seguenti tornanti passiamo dalle baite Zebrù (di Fuori e di Dentro) e facciamo una sosta per uno spuntino alla località Chitomas (m.1881).
La giornata è abbastanza nuvolosa ma sullo sfondo si vedono le cime della Miniera e delle Pale Rosse. Quando il sole fa capolino tra le nubi comunque non riesce a toccare il fondovalle, data la stagione e la strettezza della valle.
Proseguendo nella neve soffice superiamo i vari alpeggi e sostiamo per il pranzo al Rifugio Campo (m.2000).
Una breve consultazione tra noi e decidiamo di proseguire fino alla Baita del Pastore, a 2168 metri. Durante questo tratto avvistiamo un gruppo di cervi e vediamo spuntare la sagoma del Monte Zebrù (m.3740). Direi che da Niblogo abbiamo impiegato 3.30 - 3.45 ore effettive, 5 ore comprese le soste.
Ci aspetta ora un lungo ritorno, allietato però dalla comparsa del sole nella seconda parte della discesa e caratterizzato dall'avvistamento di un non meglio identificato rapace che vola sopra le nostre teste. A Enrico va il premio di "avvistatore" principe di animali selvatici.

Dalla Baita del Pastore al rifugio V Alpini.

Alla Baita del Pastore Poco sopra il rifugio V Alpini: le Vedrette dello Zebrù e la Punta Thurwieser Questa volta arriviamo in jeep fino alla Baita del Pastore. Oggi, 14 agosto della torrida estate 2003, alla testata della valle non c'è un filo di neve: una bella differenza rispetto alla foto qui a sinistra scattata a fine luglio 1997.
Dalla baita la stradina continua a tornanti su pascoli, poi diventa sentiero che risale il ghiaione sotto lo sperone roccioso su cui sorge il rifugio. La costruzione è già visibile dalle prime fasi della salita. Al rifugio V Alpini è affiancato il locale invernale intitolato a G.Bertarelli.
Raggiunto il rifugio in circa 2 ore, conviene portarsi con un sentierino su un cocuzzolo roccioso poco più sopra (bandiera italiana). Da questo punto si vedono i ghiacciai mentre sulla destra compare il Gran Zebrù. Qui nessuna traccia degli stambecchi che spesso stazionano nella zona. Soltanto in discesa abbiamo avvistato un camoscio sui pendii del Monte Confinale, sul lato opposto della valle.

Dal posteggio di Niblogo alla Baita del Pastore.

Camoscio Capriolo Questa passeggiata porta nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio. Dalla Valfurva si imbocca la deviazione per la Val Zebrù fino al termine dell'asfalto, a circa 1600 metri. Qui inizia la sterrata, chiusa al traffico privato, che senza incontrare forti salite percorre la valle attraverso boschi e pascoli, punteggiati da vari alpeggi, varcando più volte il torrente. Si cammina in un ambiente naturale ancora integro, in cui vivono i principali animali delle Alpi.
A sinistra incombe la catena di rocce calcaree del Monte Cristallo (m.3431) - Cime di Campo (m.3480); alle nostre spalle spicca la Cima Piazzi (m.3439). Durante il percorso compaiono anche le piramidi del Gran Zebrù (m.3851) e della Punta Thurwieser (m.3652). Una prima meta può essere il Rifugio Baite di Campo, posto a 2000 metri in una bella conca, che raggiungiamo tranquillamente in 2 ore. E' in questa zona che abbiamo avvistato un camoscio, nell'atto di attraversare il greto del torrente, e un capriolo.
Consigliamo di aggiungere un'altra ora fino alla Baita del Pastore (m.2168) in vista della testata della valle. Fin qui si può giungere anche con un frequente servizio di jeep per poi proseguire a piedi verso il rifugio V Alpini - Bertarelli (m.2875).

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