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Lasciamo l'auto al parcheggio specifico per il rifugio Bonatti, due tornanti dopo La Vachey, dove è anche possibile parcheggiare. Consiglio di informarsi presso l'Ufficio turistico di Courmayeur sulle regole di viabilità e di parcheggio in Val Ferret, che cambiano secondo il periodo e il giorno.
Io e la mia socia di oggi iniziamo l'escursione salendo al rifugio Bonatti per pista forestale e sentiero, prima nel bosco e poi su prati. Lungo il percorso a un bivio su un tornante salire a sinistra. Dal rifugio la vista spazia sul gruppo del Monte Bianco dalla testata della Val Veny a quella della Val Ferret.
Di fianco al rifugio sale il sentiero verso il Col Malatrà e il Pas d'entre deux Sauts. Superate le alpi di Malatrà inferiore e superiore (che sinceramente scoprirò poi dalla cartina perché nemmeno vi abbiamo fatto caso), ben presto a un bivio saliamo a destra su un sentierino, con un bollo giallo su un sasso che indica in modo sbiadito il Pas d'entre deux Sauts. Il sentierino si mantiene sulla sinistra idrografica del torrente, lasciando a sinistra quello più evidente per la vicina alpe superiore di Gioè e per il Col Malatrà.
Il nostro sentiero sale dolcemente lungo il pianoro del vallone di Malatrà, oggi abitato da una mandria di bovini, avendo davanti la Grande Rochère e alle spalle le Grandes Jorasses e l'Aiguille de Leschaux. Verso la testata del vallone il sentiero svolta a destra e sempre su prati sale decisamente ma mai ripido fino al Pas d'entre deux Sauts, sella aperta tra la Tete de Sécheron, propaggine della Grande Rochère, e la Tete d'entre deux Sauts, erbosa da questo versante.
Qui la vista si apre nuovamente sul Monte Bianco con la parete della Brenva e la cresta di Peutérey, oltre alle Aiguilles de Tré-la-Tete e des Glaciers. E qui avvistiamo, per diversi minuti, il volo di un'aquila, troppo lontana però per essere fotografata in modo accettabile.
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Scendendo sul versante opposto si entra nel vallone di Armina. Il sentiero scende decisamente fino a incontrare il fondo del vallone. Dritto si sale al Col Sapin, noi prendiamo il sentierino che scende dolcemente sulla destra orografica del vallone, tocca i ruderi dell'alpe di Sécheron e percorre un pianoro, anch'esso oggi popolato da bovini. Facciamo qui la pausa pranzo e ci impegniamo nell'identificare quel che rimane dei vari ghiacciai.
Più avanti tralasciamo il sentiero che scende a sinistra all'alpe inferiore di Armina e poi nel bosco fino al fondovalle della Val Ferret per seguire sulla destra il sentiero alto. Tracciato sul versante sinistro orografico della Val Ferret, lo percorre con blandi saliscendi al limite del bosco. Non scendiamo ai casolari di Sécheron, dove una pista ci farebbe scendere senza ripassare dal rifugio Bonatti, ma continuiamo sul sentiero alto che si ricongiunge al sentiero percorso all'andata poco sotto al rifugio. Chiudiamo così l'anello e con breve risalita torniamo al rifugio Bonatti, dove facciamo una sosta. Ora non rimane che tornare al punto di partenza lungo l'itinerario dell'andata.
Avendo trovato una giornata quasi serena, tranne soltanto qualche sottile nuvola alta, abbiamo beneficiato di panorami grandiosi sul gruppo del Monte Bianco.
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