Bonatti.. Bonington.. Cassin.. De Luca.. Diemberger.. don Martino Delugan. Ferrari.. Fleming.. Gogna.. Herzog.. Macfarlane.. Mallory.. Marchi.. Messner.. Mila.. Mummery.. Rébuffat.. Shipton.. Sposito.. Stephen.. Tenderini.. Tenzing.. Whymper..
L'autore, uno dei più forti alpinisti di sempre, illustra le sue ragioni su incomprensioni ed equivoci nati durante e dopo la spedizione che nel 1954 salì per prima il K2.
Autobiografia riccamente illustrata di uno dei grandi alpinisti del Novecento, nato in Inghilterra
nel 1934. Dagli inizi sulle pareti di casa alle grandi imprese che sancirono il ritorno del grande
alpinismo britannico sulle Alpi. Poi, a partire dagli anni ’60, la carriera che lo porterà ad
essere uno dei maggiori himalayasti di sempre.
Una vita al massimo e al limite, invidiata ma non sempre rosea, ricca di soddisfazioni ma
segnata dal rimpianto per gli amici morti in montagna.
Le principali imprese della lunga carriera dell'alpinista, nato nel 1909. I primi capitoli sono dedicati alle Grigne, le montagne di Lecco. Racconta in modo dettagliato gli esordi da autodidatta e molte prime ascensioni.
Negli anni '30 del '900 è un susseguirsi di grandi salite su pareti inviolate, che avevano respinto anche decine di tentativi: Torre Trieste, Lavaredo, Badile, Grandes Jorasses.
Poi seguono le spedizioni sulle grandi montagne del mondo.
Si comincia con la ricognizione al K2 del 1953 e con l'esclusione per motivi mai ben chiariti dalla vittoriosa spedizione dell'anno seguente. Cassin nel 1958 si prende una grande rivincita dirigendo il suo gruppo alla conquista del Gasherbrum IV, una grande e difficile montagna di quasi 8.000 metri (Walter Bonatti e Carlo Mauri in vetta).
Guida spedizioni vittoriose in Alaska e sulle Ande, poi dirige il meglio dell'alpinismo italiano nell'infruttuoso tentativo alla parete sud del Lhotse, quarta cima del mondo. Fu l'unico vero insuccesso della sua vita di alpinista, ma la scalata è tra le più difficili del mondo.
Libro-intervista in cui l’autore fa parlare Nives Meroi. Conosciamo dunque questa alpinista (un’alpinista con l’apostrofo, lei ci tiene a sottolinearlo) e in particolare la sua attività sugli “ottomila”. Esiste il rapporto sentimentale che la lega a Romano Benet, suo marito e compagno di scalate, rapporto fatto anche di qualche litigata ma che in montagna dona qualcosa in più per superare le difficoltà.
Poi gli aiuti dello stesso Romano, primo di cordata e mago della neve, e di Luca Vuerich, mago del ghiaccio. Ma anche un codice di scalata che non ammette l’uso né dell’ossigeno né di tecnologie satellitari (neanche per i casi di emergenza) e nemmeno dei portatori d’alta quota.
Un elemento percorre tutto il libro: il freddo. Il freddo che attanaglia alla mattina quando si deve uscire dalla tenda e che sfianca quando ci si convive per tutto l'anno (perchè dopo la stagione degli ottomila quando si torna in Friuli arriva l’inverno).
Tra una risposta di Nives e l’altra, anche De Luca ci parla di lui: dice qualcosa delle sue arrampicate e fa qualche digressione su filosofia e politica.
Le più significative avventure del grande alpinista austriaco. Una vita protesa alla ricerca dell'ignoto, sia sulle grandi montagne dell'Asia sia sulle più domestiche ma non facili cime dello Sciora e del Gran Zebrù. Ghiacciai mai mappati, "ottomila" mai scalati ma anche vie di roccia e ghiaccio delle Alpi che sembravano impraticabili. Particolare attenzione viene dedicata alle scalate e alle esplorazioni prima con Hermann Buhl poi con Julie Tullis, avventure purtroppo terminate in modo tragico per questi due scalatori.
La vita di Don Martino Delugan (1913 - 1997), sacerdote e guida alpina della Val di Fiemme, raccontata attraverso ricordi, aneddoti e testimonianze di chi lo conobbe.
Vi cono narrati l’infanzia trascorsa in valle, il sacerdozio, l’attività estiva di guida alpina, la partecipazione a rischiose operazioni di soccorso in montagna, i rapporti talora contrastati con la gerarchia, l’aiuto prestato a persone colpite da disastri naturali, le gite collettive organizzate per bambini e ragazzi e per finire le escursioni con la compagnia di Ziano di Fiemme alle quali ho avuto la fortuna di partecipare.
Ettore Castiglioni, uno dei più bravi alpinisti degli anni '30 del Novecento, viene qui colto nella sua attività di guida per i profughi che varcavano di nascosto le montagne durante la Seconda Guerra Mondiale per cercare rifugio in Svizzera. Un libro dove si intrecciano montagna e storia.
Storia dell'alpinismo sulle Alpi occidentali e centrali tra la prima ascensione del Monte Bianco (1786) e quella della Mejie (1879). Espone l'evoluzione della filosofia alpinistica: da attività legata alla scienza a sport fine a se stesso. Poi salta alla parete nord dell'Eiger per esporre le motivazioni che mossero molti alpinisti austro-tedeschi. Libro molto british, ma in quel periodo furono i britannici con le loro guide a compiere gran parte delle prime ascensioni. I protagonisti vengono mostrati anche nei loro aspetti meno edificanti.
E' il racconto della spedizione francese che per prima, nel 1950, salì una montagna alta più di 8000 metri. Protagonisti sono fortissimi scalatori: Herzog, Lachenal, Terray, Rébuffat, Couzy e compagni. Drammatici soprattutto la discesa dalla vetta, con uomini congelati o quasi ciechi, e il lungo ritorno tra le valli himalayane in uno stato di spossatezza e dovendo subire amputazioni alle dita.
In occasione dei cento anni compiuti da Riccardo Cassin il 2 gennaio 2009, è stato scritto
e pubblicato questo libro che ha cercato di raccontare il grande alpinista in un modo originale.
Sono stati raccolti cento testimonianze di persone che parlano di lui. La maggior parte sono
di alpinisti e raccontano tanti episodi di 50 anni di storia di questa attività.
Si comincia negli anni Trenta del Novecento, che videro Cassin impegnato sulle grandi pareti
delle Alpi e si finisce nei primi anni Ottanta in cui il “vecchio” Cassin si mette alla prova sugli
stessi itinerari. In mezzo ci sono le importanti spedizioni extraeuropee. Si finisce con Cassin
novantenne che trova la tomba del padre morto nell’Ovest Canadese e che viene premiato per la sua
attività di imprenditore. Ci sono testimonianze di non alpinisti come un telegramma di J.F.Kennedy
e un breve carteggio con la futura moglie.
Riccardo Cassin è morto il 6 agosto 2009.
Come è cambiato, nel corso dei secoli XVIII e XIX, il modo di vedere le montagne. Dapprima considerate regioni ostili, esse divennero luoghi degni di interesse per un numero crescente di persone. In principio furono i geologi, che vi trovarono elementi per leggere il passato (e il presente) della Terra. Poi vennero i romantici, i viaggiatori, i turisti dei ghiacciai, gli avventurosi che cercavano un’alternativa più praticabile all’esplorazione di terre sconosciute. Il libro è stato scritto da un britannico e dunque la maggior parte degli esempi viene presa dal mondo anglosassone, che comunque tanta parte ha avuto nell’esplorazione delle montagne d’Europa e del Mondo. Il titolo originale è “Mountains of the Mind”.
Seguono tre libri dedicati a George H.L. Mallory (1886-1924), lo scalatore britannico il cui corpo venne ritrovato nel 1999 a 8.100 metri di altezza sul Monte Everest. Vengono analizzate le possibilità che egli abbia raggiunto la cima più alta del mondo con il compagno Irvine già nel 1924, 29 anni prima della cordata Hillary - Tensing del 1953 (nella foto: Hillary a Milano il 26/05/1999).
Le conclusioni dei libri sono diverse.
Personalmente mi sono fatto l'idea che sia possibile, ma non probabile, che Mallory e Irvine ci siano riusciti.
Ci sono poi siti Internet in cui si scrivono pagine sull'argomento.
La biografia di Mallory e le spedizioni all'Everest dal 1921 al 1924, ma con meno dettagli rispetto a Il mistero della conquista dell'Everest. Le vicende del ritrovamento del corpo di Mallory, più conciso che in Le ombre dell'Everest.
Suggerisce l'ipotesi forse più semplice: Mallory e Irvine ripiegarono durante la bufera perchè in seguito nessuno li ha più visti né salire né scendere sulla piramide sommitale. Con il maltempo accadde l'incidente.
Il ritrovamento della salma di George Mallory raccontato dagli uomini che hanno partecipato alle operazioni di ricerca. Le loro conclusioni concedono a Mallory molte possibilità di aver salito la cima dell'Everest.
Questo libro dedica molto spazio alla vita di George Mallory, dagli anni del college fino alle tre spedizioni alla conquista dell'Everest del 1921, 1922 e 1924, che lo videro protagonista fino alla tragica scomparsa. Ma l'alpinista prima di morire è riuscito a raggiungere la vetta? Per gli autori questo è molto difficile.
L'autore ricorda le persone che hanno accompagnato la sua vita. Accanto ad aneddoti su alpinisti famosi (Ettore Castiglioni, Bruno Detassis, Walter Bonatti, Cesare Maestri, Tenzing Norkay) ce ne sono altri attorno a persone che hanno frequentato anche il mondo della montagna (Dino Buzzati, Leni Riefenstahl) e su celebrità che con la montagna non c'entrano nulla (Gianni Brera, Renato Guttuso, Alida Valli). Ci sono anche ricordi della sua giovinezza, con le vette del Trentino e dell'Austria sullo sfondo.
Nel complesso mi aspettavo che la montagna avesse una parte maggiore. Il signor Marchi ha comunque raccontato una vita spesa tra il mondo della cultura e quello della neve e della roccia.
Per me questo è un grande libro di montagna. Si vive una svolta nella storia dell'alpinismo: per la prima volta due uomini soli scalano una montagna di 8.000 metri.
L'anno è il 1975. Prima si parla della grande spedizione nazionale alla difficilissima parete sud del Lhotse, poi dell'impresa di Messner e Habeler sull'Hidden Peak (Gasherbrum I). Ampio spazio è dedicato alle fatiche e ai disagi della marcia di avvicinamento, segue una fedele e coinvolgente descrizione della salita.
Messner parla della vicenda di Mallory e Irvine sul monte Everest in maniera originale: immagina di far parlare lo spirito di Mallory. Racconta le spedizioni all’Everest alternando gli ipotetici pensieri dell’alpinista britannico con note personali e con frasi tratte dagli scritti dei protagonisti.
Credo che non fosse semplice scrivere qualcosa di originale sulla vicenda Mallory dopo le molte pubblicazioni uscite negli ultimi anni.
Apprezzabile lo sforzo di Messner per scrivere pensieri il più possibile vicini a quelli che lo scalatore avrebbe pronunciato se fosse vivo.
L'autore spiega la sua convinzione che Mallory e Irvine non poterono raggiungere la cima dell’Everest nel 1924: non possedevano le capacità tecniche per superare il famoso secondo gradino, un tratto difficile su una montagna facile, che crea problemi anche ai più bravi scalatori di oggi.
Secondo me il libro è conciso al punto giusto e fornisce diverse informazioni senza tanti fronzoli (salvo forse il capitolo sulla spedizione del 1921, che è un po’ prolisso). Poi chi vuole conoscere maggiori particolari sulle spedizioni all'Everest dal 1921 al 1924 può leggere uno dei libri recensiti qui sopra.
Tutti gli articoli di montagna scritti da Massimo Mila (1910-1988), professore di Storia della Musica e valente alpinista. Spaziano dagli anni ’30 agli anni ’80 del '900. Trovano posto le ascensioni compiute personalmente, l’analisi delle imprese di altri scalatori (ad esempio Messner), la recensioni di libri, la storia dell’alpinismo.
I resoconti delle più belle scalate del più celebre alpinista inglese di fine Ottocento. Dopo le ardite ascensioni in compagnia della forte guida svizzera Burgener, Mummery divenne un innovatore: fu infatti il primo ad affrontare sistematicamente le più impegnative vie dell'epoca senza l'aiuto delle guide. E questo in nome di un ideale: mettersi alla prova, raggiungere i propri limiti, rendere la scalata un'esperienza il meno scontata possibile, naturalmente assumendosi rischi maggiori. Mummery morì nel 1895, a 40 anni, durante un prematuro tentativo al Nanga Parbat, una montagna di oltre 8.000 metri.
Alcuni resoconti tra loro si assomigliano e quindi alcuni capitoli potrebbero risultare ripetitivi.
Gli scritti più significativi di questo grande alpinista francese, nato in riva al mare nel 1921 e scomparso per un male incurabile nel 1985, raccolti dalla moglie in questa antologia. Si va dagli esordi sulle scogliere di Marsiglia fino alle Alpi e all'Himalaya. Emerge il ritratto di una grande guida alpina, che conosceva ad uno ad uno i suoi clienti e studiava per loro le salite più adatte, e di un pioniere della protezione dell'ambiente.
Più che all'alpinismo il libro è dedicato all'esplorazione, rivolta comunque alle aree montuose del pianeta e svolta dall'autore tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60 del Novecento. Le scalate narrate più in dettaglio sono quelle degli esordi: Alpi e Monte Kenya. Poi vengono le grandi avventure himalayane e patagoniche. Il capitolo di Kunming è più che altro una testimonianza di una grande rivoluzione del XX secolo
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Tra il 1857 e il 1865 il Cervino era considerato il picco più difficile delle Alpi. Sulle sue creste si cimentarono due dei migliori scalatori dell'epoca: l'inglese Edward Whymper e il valdostano Jean-Antoine Carrel. Il libro è incentrato su questi due personaggi, che agirono talvolta in collaborazione talvolta in aperta rivalità. Senza tralasciare altri importanti protagonisti, l'autore ricostruisce i fatti e i retroscena che portarono alla drammatica prima ascensione di Whymper e all'immediata replica del valdostano pochi giorni dopo.
Leslie Stephen, letterato, baronetto, padre della scrittice Virginia Woolf, fu in gioventù uno dei più bravi scalatori della sua epoca. Gli ingredienti di quegli anni pionieristici, circa dal 1860 al 1870, ci sono tutti: vette alpine inviolate, tecnica ed equipaggiamento approssimativi, l'indispensabile aiuto delle guide, la disponibilità a situazioni spartane, una buona dose di audacia e incoscienza.
Nella seconda parte del libro l'autore parla della sua concezione dell'alpinismo, che egli considerava un grande gioco, e qui il professore diventa prolisso.
Luigi Amedeo di Savoia-Aosta (1873-1933) visto sia come alpinista sia come uomo. Vengono raccontate le grandi spedizioni alpinistico-esplorative in America, Asia e Africa, ma anche episodi della sua vita in guerra e in amore. Con frequenti riferimenti al contesto storico, data la natura del personaggio, appartenente ad una famiglia reale.
Un uomo instancabile. Una spedizione dopo l'altra: Everest, India, Tibet, Nanga Parbat. In ogni stagione, dal 1935 al 1953 (con la parentesi degli anni di guerra). Spinto sì dalla necessità di guadagnare ma soprattutto dalla passione di scalare le montagne. Con in mente sempre la cima dell'Everest. "Quello ha tre polmoni!" dissero di lui gli svizzeri nel 1952. Si vede che il libro non è scritto ma dettato: la narrazione è "di getto" e incalzante.
Un classico del periodo pionieristico dell'alpinismo, scritto dal più famoso scalatore dell'epoca. Tra il 1860 e il 1865 il giovane inglese compie un numero impressionante di prime ascensioni sulle grandi vette delle Alpi. Ma il suo chiodo fisso è la conquista del Cervino: un'impresa che costerà la vita a quattro alpinisti.