AUSTRALIA

Kings Canyon e Alice Springs (Northern Territory)


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Da Uluru/Ayers Rock al Kings Canyon (10 ottobre 2016)

Arrivando al Kings Canyon da Yulara, la località turistica presso Uluru/Ayers Rock, abbiamo percorso 300 km a bordo di una Toyota Corolla presa a nolo. Nei primi 130 km abbiamo viaggiato in direzione est sulla Lasseter Highway e nei successivi 170 km prima verso nord poi verso nord-ovest sulla Luritja Road. Si tratta di strade asfaltate lungo le quali abbiamo incrociato circa 90 autoveicoli. Il territorio attraversato è una pianura di terra invariabilmente rossa, dal clima arido ma dove crescono anche querce del deserto, acacie ed eucalipti oltre agli onnipresenti cespugli di spinifex. Le strade sono movimentate da dossi o cunette alte quanto i cavalcavia. In tante depressioni c’è un torrente (creek) di solito in secca e per questo motivo non si usa costruire dei piccoli ponti ma far scendere la strada nel letto del fiume, così quella rara volta che piove si chiude la strada.

Il principale punto di interesse del percorso automobilistico è il Mount Connor Lookout, dove una sosta permette di vedere il Mount Connor che emerge dalla pianura e che, a differenza di Uluru, non è un monolito ma è una “mesa”. E' in questo tragitto che vediamo un “dingo”, il cane selvatico australiano, in un'area di sosta mentre attende speranzoso del cibo dai viaggiatori.

Mount Connor. Un dingo, il cane selvatico australiano. Sulla strada per il Kings Canyon.

Kings Canyon (11 ottobre 2016)

Il Kings Canyon si apre nelle alture rocciose della George Gill Range, nel centro dell'Australia, ed è compreso nel Watarrka National Park. E' inciso in due formazioni di arenaria sovrapposte: le “Carmichael”, che si depositarono 440 milioni di anni fa alla foce di fiumi che sfociavano in un mare interno, e le “Meerenie” depositatesi 400 milioni di anni fa come grandi dune in ambiente subaereo. Si chiama "Kings" dal nome di un proprietario terriero della zona.

Lo visitiamo il Kings Canyon percorrendo il sentiero che ne costeggia il bordo, il Kings Canyon Rim Walk che ha uno sviluppo di 6 km per un totale di 3,5 - 4 ore di cammino comprese le molte soste fotografiche. La partenza avviene dall'apposito parcheggio a circa 570 metri di quota, la stessa più o meno di tutta l’area almeno fino a Uluru.
Oggi la temperatura massima prevista e' di 26-30 gradi, va già molto meglio dei 35-40 di due giorni fa nella regione di Uluru, ed è ulteriormente mitigata dal vento. Ci sono diversi escursionisti individuali e due gruppi guidati, nei quali si sente parlare anche italiano.

Andrea sale verso il bordo del canyon. Cupole di arenaria create dall'erosione dell'acqua. Tra le cupole di arenaria.

Panorama delle cupole di arenaria create dall'erosione dell'acqua.

Dal parcheggio, dopo un brevissimo tratto pianeggiante che prosegue con il breve sentiero di fondovalle, si sale subito con una ripida rampa costruita con gradini di arenaria e che sbuca sul bordo superiore del canyon a circa 720 metri. Sull'altipiano, vicino al bordo del canyon d'ora in poi si cammina senza sentiero ma sugli stati di arenaria e sui loro gradini naturali, seguendo delle frecce blu e facendo un minimo di attenzione perché nel Parco vivono almeno dieci specie tra ragni e serpenti velenosi. Sappiamo però che più i percorsi sono frequentati, meno c'è la possibilità di incontrare serpenti.

Panorama del Kings Canyon camminando lungo il bordo.

L'itinerario ora si snoda tra cupole di arenaria separate l'una dall'altra dall'erosione dell'acqua mentre si notano anche crolli e segni di erosione del vento. Continuando a camminare a pochi metri di distanza dal bordo del canyon, una deviazione di 600 metri tra andata e ritorno supera una spaccatura tramite il Cotterill's Bridge e porta a un punto panoramico, il cocuzzolo di una delle cupole, a circa 760 metri, da cui si dominano sia il canyon sia l'area circostante.

Anna osserva il Kings Canyon. Andrea percorre il Cotterill's Bridge. Anna e il Cotterill's Bridge.

Panorama del Kings Canyon da una delle cupole rocciose.

Ritornati sull'itinerario principale, si perdono circa 30 metri scendendo su scale di legno e con un ponte sempre in legno si supera il canyon nel punto in cui esso e' più stretto e dove nasce il torrente di fondovalle (Kings creek).
Prima di risalire sull'altro versante, un'altra deviazione di 600 metri complessivi ricavata in parte in una cengia e in parte con passerelle di legno porta al giardino dell'Eden, una pozza d'acqua tra pareti di roccia e con vegetazione torrentizia.

Ripple marks: moto ondoso pietrificato in un mare basso di 400 milioni di anni fa. Frattura nella roccia tra due cupole. Forma di erosione.

Panorama del Kings Canyon dal bordo meridionale.

Risaliti sull'altipiano, stavolta sul bordo meridionale del canyon, si prosegue tra duomi di arenaria di minori dimensioni. L'arrivo di un elicottero di soccorso per prelevare un infortunato ci fa ricordare che siamo comunque su un terreno di escursionismo. Continuando si arriva a un punto panoramico di fronte a una liscia parete rocciosa, si superano un paio di torrenti in secca e si passa in cima alle Kestrel Falls, cascate che si formano dopo le forti piogge.
Poco più avanti e di nuovo su sentiero a gradini si scende con pendenza minore rispetto al sentiero di salita verso l'ormai visibile parcheggio.

Passeggiando tra le cupole. Una grande parete del Kings Canyon.
Un settore del Kings Canyon. Andrea al Kings Canyon.

Panorama dal Kings Canyon Rim Walk nella parte finale.

Dal Kings Canyon a Alice Springs (12 ottobre 2016)

Percorriamo in auto circa 448 km, così suddivisi: prima 170 km lungo la Luritja Road verso sud-est e verso sud, poi 108 km sulla Lasseter Highway verso est e infine 170 km verso nord con la Stuart Highway. Quest'ultima è un'importantissima arteria che percorre il Paese per 3100 km da Sud a Nord, cioè da Adelaide a Darwin. Noi abbiamo usato una Toyota Corolla presa a noleggio, disponendo di un fuoristrada si può percorrere uno sterrato risparmiando 135 km.
Il paesaggio è uguale a quello della tappa tra Yulara e il Kings Canyon: una pianura di terra rossa dal clima arido ma punteggiata anche da alberi d'alto fusto e da cespugli di spinifex. Le strade sono un continuo succedersi di dossi e di depressioni nelle quali dovrebbero scorrere torrenti in secca. Sulla Stuart Highway, l'enorme importanza della strada, si sono costruiti i ponti invece di far scendere la strada nei letti dei torrenti, così la strada non viene chiusa quando piove.
Lungo il percorso si trovano la roadhouse di Mount Ebenezer, quella di Erldunda e una fattoria di cammelli. La prima è abbastanza spartana, isolata nel deserto sulla Lasseter Highway, e vi abbiamo cominciato a percepire una importante presenza degli aborigeni. C'è qui una piccola galleria di loro opere messe in vendita e che è vietato fotografare. La seconda è più "lussuosa", con un bel distributore di benzina e la scelta tra un fast-food e un ristorante. La fattoria dei cammelli mostra come alcuni di questi animali vengano ancora allevati in Australia, come mezzo di trasporto ma solo per turisti.

La roadhouse di Mount Ebenezer sulla Lasseter Highway. La Toyota Corolla che abbiamo noleggiato. Uno dei tanti camion con 3 moduli che si incontrano sulla Stuart Highway. Ce ne sono anche con 4.

Alice Springs e Monti Macdonnell (13 ottobre 2016)

I Monti Macdonnell sono una catena di montagne che arriva al massimo a 1510 metri ma si estende per 400 km nel centro dell’Australia e lungo il Tropico del Capricorno. La roccia prevalente è una quarzite spinta in superficie durante l’orogenesi di Alice Spings, circa 400 milioni di anni fa, e derivante da depositi marini molto più antichi. Nella tradizione degli aborigeni Arrente, che da secoli abitano la zona, l’intera catena montuosa è opera dell’antenato bruco Yeperenye.
Per convenzione Alice Springs divide queste montagne in Occidentali ed Orientali. Questo centro abitato di 30.000 persone è l'unico che si possa chiamare città nel raggio di 1200 km prevalentemente desertici.

La Larapinta Drive esce da Alice Springs verso ovest percorrendo un’ampia valle ai cui lati i Monti Macdonnell si elevano per un massimo di circa 300 metri dal fondovalle, talvolta come basse colline talvolta mantenendo sulle creste la copertura di rocce più resistenti. Da queste parti le montagne sulle carte geografiche nemmeno sono quotate. E' in questa zona, compresa nel West Macdonnell National Park, che vediamo pascolare i canguri. Attorno si intuisce la presenza di fattorie.

Il sentiero che porta alla Simpson Gap inizia da un parcheggio a quota 600 m circa e in pochi minuti conduce a una pozza d'acqua tra due pareti di roccia dove si origina un torrente che diventa quasi subito in secca, come di regola. Qui vivono i wallaby delle rocce ma non siamo così fortunati da vederli.

Simpson Gap. Veduta dei Monti Macdonnell nel settore della Standley Chasm.
Pinnacolo roccioso tra le cocce della Simpson Gap. Standley Chasm.

Ripresa l’auto e proseguendo lungo la valle principale le montagne si fanno più alte e più scoscese e arrivano a 1000 metri. Non vedo più traccia di fattorie. Una deviazione porta verso Standley Chasm: si tratta di una spaccatura tra due pareti di quarzite rossa, originata dall’acqua piovana che ha inciso in corrispondenza di un filone di una roccia chiamata dolerite che è più tenera della roccia circostante. Vi si accede con un sentiero comodo in una ventina di minuti dal parcheggio situato a 800 m circa. Qui un pannello illustra gli altri sentieri della zona, alcuni percorribili in 3 - 4 ore e avendo più tempo si poteva fare un’escursione.

Inutile pensare di camminare oggi pomeriggio perché la temperatura dopo il caldo gradevole dei giorni scorsi si è di nuovo attestata su valori alti e poi vogliamo tornare ad Alice Springs per vedere la Stazione del Telegrafo fondata nel 1872, un evento di grande importanza per le comunicazioni in tutto il Paese.

Canguro nel West Macdonnell National Park. Canguri nel West Macdonnell National Park (clic per ingrandire). Canguro nel West Macdonnell National Park.

On the road ai Monti Macdonnell.

Ad Alice Springs, nonostante le ridotte dimensioni della città, ci sono vari musei e luoghi di interesse. Tra i musei scegliamo la Stazione del Telegrafo, situata alcuni km fuori città verso nord. Abbiamo la sorpresa di trovarvi uno stampato anche in italiano che illustra la storia del sito e la vita dei telegrafisti. La Stazione venne inaugurata nel 1872. Il complesso, oltre alla vera e propria Stazione, comprende vari edifici spesso arredati che servivano come alloggi, abitazione, stalla, magazzini. L'importanza del telegrafo viene sottolineata da un pannello che illustra il tracciato della linea telegrafica da Adelaide a Londra. Prima servivano 20 giorni di pericolosa cavalcata attraverso l'Australia perché i messaggi arrivassero a Darwin, nel nord del Paese, e da qui via telegrafo al resto del Mondo. poi con costruzione della linea telefonica attraverso l'Australia i tempi di trasmissione vennero drasticamente diminuiti.
Il luogo dove sorgono gli edifici della Stazione è circondato da un parco dove vivono pappagalli australiani e dove vediamo saltellare un canguro. Non distante si trova il fiume Todd, in secca come quasi sempre.

Ad Alice Springs è importante la presenza degli aborigeni. Tra quelli che vivono in città alcuni hanno un impiego, gli altri sembrano bighellonare per le strade vivendo di sussidi.

Panorama di Alice Springs da Anzac Hill.

Il fiume Todd, normalmente in secca, ad Alice Springs. Il monumento alle Forze Armate in cima ad Anzac Hill ad Alice Springs (ANZAC: Australian and New Zealand Army Corps). La Stazione del telegrafo. Il primo edificio fu costruito nel 1872.


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